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Martedì 6 maggio 2014

PREQUALI: EROI DI UN TENNIS MINORE

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mag 14

PREQUALI: EROI DI UN TENNIS MINORE
Dall’ex top-100 alla ragazza colombiana
 
Riccardo Marcon

Sono passati anni, o forse decenni, da quando abbiamo ascoltato per la prima volta questa filastrocca: “Per creare un campione ci vuole la base. Prendiamo la Spagna: a furia di costruire i Burillo, i Lopez Moron, gli Alonso…hanno trovato i Moya, i Ferrero e i Nadal”. Ok, ma cos’è ‘sta benedetta “base”? Sono i giocatori, i tornei, i praticanti. Negli ultimi anni, la FIT ha prestato grande attenzione a questi aspetti, aumentando i numeri in misura interessante. Al di là del numero complessivo dei tesserati, contano soprattutto un paio di dati: il numero di tesserati agonisti e quello dei tornei professionistici. Dopo che la crisi economica aveva contratto il numero dei challenger, la FIT ha colto al volo l’opportunità offerta dal Forte Village Resort di Santa Margherita di Pula, che ha lanciato una montagna di tornei futures (sia maschili che femminili). Allora ha dato una mano agli organizzatori di diversi futures, spingendoli a tentare il grande salto nel mondo challenger. Sono così nati i tornei di Vercelli (appena concluso), Vicenza, Mestre, Padova, Cortina D’Ampezzo…e probabilmente ne arriveranno altri. Questa è la “base” giusta su cui costruire. Non ci credete? Guardate quanti challenger e futures aveva organizzato la Spagna prima di entrare nel vortice della crisi economica…Tuttavia, è bello che la “base” si possa misurare con dati concreti. Nel 2011, quando è stato lanciato il progetto “Pre-Qualificazioni”, nessuno pensava che avrebbe avuto un successo così travolgente. Tre anni fa, 884 giocatori risposero all’appello. Quest’anno, grazie a una campagna di comunicazione ancora più aggressiva, ben 3.166 tennisti sono scesi in campo con un sogno nel cuore: giocare sotto i pini del Foro Italico, con i raccattapalle griffati e Roger Federer che si allena nel campo accanto. Dopo un paio di settimane di battaglie, sono emersi i 32 giocatori che vivranno il loro sogno: i 28 vincitori (14 uomini e 14 donne) più 4 ripescati tra quelli che hanno raggiunto i quarti di finale. Scorrere la lista è piacevole: ci sono diversi nomi noti, almeno per chi mette il naso oltre la patina dorata dei tornei ATP. Il fatto che tennisti di così buon livello abbiano giocato questi tornei è il segno più evidente che la “base” sta crescendo. Oh, non abbiamo la certezza che tra i 3.166 eroi di provincia ci sia il Rafa Nadal italiano. Anzi, è piuttosto difficile, quasi improbabile. Mantentendo questa tendenza, tuttavia, è più facile che nasca. Volendo trovare un “difetto” a questi tornei, è che i vincitori…sono troppo forti! Manca il ragazzino che si vanta a scuola con i compagni o il terza categoria che, dopo anni di tornei in provincia, si prende qualche giorno di ferie per andare al Foro Italico. Ma non per guardare: per giocare. In campo maschile, i “peggio piazzati” sono tre ragazzi classificati 2.5: Matteo Marfia (vincitore a Rovereto), Daniele Pepe (che si è imposto al Tennis Afragola) e il ripescato Marco Di Prima, che aveva partecipato al torneo siciliano del Circolo Tennis Montekatira.

Proprio l’evento catanese ha regalato la storia più interessante. Si è imposto una vecchia conoscenza del nostro tennis, quell’Alessio Di Mauro che a quasi 37 anni non ne vuole sapere di mollare. Il siracusano possiede ancora una buona classifica ATP (n. 363) e non riesce a liberarsi del germe del tennis. Persona molto intelligente, sarà una risorsa importante per il nostro tennis. Con il suo gioco ‘operaio’, capace di migliorarsi anno dopo anno, è stato numero 68 ATP, ha giocato in Coppa Davis, vanta una finale ATP e tante soddisfazioni anche a livello nazionale. Ce ne sarebbe a sufficienza per dire basta, invece…Ma non c’è da stupirsi: un anno fa, a 36 anni, vinceva il duro challenger di San Luis Potosi. Alessio può sorprenderti sempre, anche con la sua deliziosa autoironia. Anni fa era ammesso al main draw di Wimbledon: quando gli dissero che un primo turno contro un top-10 gli avrebbe consentito di giocare sul Centre Court o su un campo importante, disse: “Fossi matto: poi divento l’unico giocatore nella storia a non raccogliere neanche un game sul Centrale di Wimbledon!”. Molto meglio il centrale del Foro Italico, dove qualche anno fa giocò uno splendido primo set contro Andre Agassi. Nomi di ottimo livello anche tra gli altri vincitori: Alessandro Bega è uno dei migliori allievi di Laura Golarsa. Da una semplice scuola tennis, la ex quartofinalista di Wimbledon ha portato ben sei giocatori nel ranking ATP. Tra loro c’è proprio Bega, faccia pulita da bravo ragazzo e un tennis piacevole, tecnicamente molto valido. Il pubblico del Foro resterà piacevolmente sorpreso. Classe 1991, si affida all’”invecchiamento” complessivo del tennis nella speranza di trovare una via per sfondare. Fa piacere rivedere i nomi di Matteo Civarolo (classe 1992), ex promessa che ad oggi non si è saputo confermare, e Francesco Picco, che ha avuto la fortuna di giocare nel suo club di appartenenza, il Tennis Club Genova. Di lui si parlerà in autunno, quando dovrebbe giocare tutti i match di Serie A1 per un club neopromosso che punta in alto con gli innesti di Stephane Robert e Marco Cecchinato. Altre curiosità: le pre-qualificazioni non erano riservate ai giocatori italiani: l’unico requisito era il possesso della tessera FIT, naturalmente accessibile a tutti. Per questo, ci sono stati un paio di vincitori stranieri: il colombiano Oscar Rodriguez Sanchez (vincitore a Rende) e il rumeno Vasile Antonescu, profeta al Circolo Tennis Angiulli di Bari. Dando un’occhiata alla sua attività, scappa un sorriso: penseresti a un giocatore che punta tutto sui tornei italiani, invece quest’anno ha giocato soltanto tre futures in Iran! Tuttavia, il richiamo del Foro Italico è stato troppo grande anche per lui.

In campo femminile, “LA” storia arriva da una giocatrice colombiana. Yuliana Lizarazo compirà 21 anni il prossimo 23 maggio e, con quegli occhi timidi e profondi, sarebbe la perfetta protagonista della canzone “la ragazza colombiana” cantata una ventina d’anni fa da Gatto Panceri. Numero 552 WTA, è ormai italiana d’adozione. Da tempo è seguita da Daniel Panajotti, tecnico argentino a cui il tennis italiano deve molto. E’ stato lui, proveniente dai “sacri” campi di Tandil, a presentare il grande tennis a Francesca Schiavone. Una collaborazione durata tanti anni, in cui Francesca divenne una campionessa dopo essere stata “una delle tante”. Chi è venuto dopo ha saputo affinarla e le ha consentito di ottenere i risultati che conosciamo, ma ancora oggi Panajotti – con un pizzico d’orgoglio – ritiene di avere qualche merito nel trionfo parigino di Francesca. Qualcuno l’ha dimenticato: “Ma non lei, tanto da avermi ricordato nel suo libro”. Panajotti si è trasferito in Italia, a Verona, e porta avanti il suo progetto “New Tennis Experience” di cui oggi fanno parte una quindicina di atleti, soprattutto italiani. Da anni, nel tentativo di trasferire in Italia il mitologico “Sistema Tandil” che ha creato tanti campioni, Daniel ha espresso il desiderio di allenare i tennisti italiani. Ma c’è anche spazio per qualcun altro, a partire dalla Lizarazo, nata a Cucuta ma trasferitosi a Cali quando aveva appena un anno. La colombiana si è imposta al Circolo Tennis Plebiscito di Padova per il secondo anno consecutivo. Curiosamente, lo scorso anno non potè partecipare alle pre-qualificazioni a causa di un infortunio. Si recò ugualmente a Roma nei giorni del torneo, per farsi visitare da uno specialista. Ma non poter giocare fu una grossa delusione. Stavolta nessuno le toglierà la soddisfazione di giocare al Foro Italico. Anche a costo di presentarsi in stampelle…Panajotti non si è accontentato: fa parte del suo team anche Anastasia Grymalska, grintosa abruzzese di origini ucraine, che ha ottenuto una delle otto wild card per le pre-qualificazioni. Chissà che non ci sia un derby in famiglia. A proposito di straniere, hanno acciuffato il Foro Italico anche la russa Marina Shamayko (ex campionessa d’Italia con il Club Nomentano) e la bosniaca Jelena Simic. Ma non finisce qui: vedremo al Foro Italico altri nomi importanti come Lisa Sabino, Deborah Zanchetta e Federica Di Sarra, tutte potenzialità di alto livello che per un motivo o per l’altro non si sono espresse al massimo. Fa piacere rivedere Alessandra Di Batte: qualche anno fa, la livornese era considerata una grande promessa del nostro tennis al pari di Corinna Dentoni. Tuttavia, ha preferito concentrarsi sugli studi universitari e lo scorso anno ha conseguito una brillante laurea in Farmacia. Qualche mese fa l’avevamo rivista nei panni di telecronista per una TV locale durante il “Livorno Tennis Show” organizzato da Filippo Volandri. Adesso ha mostrato di saperci ancora fare con la racchetta. Tra le altre vincitrici si segnala la 22enne Alice Savoretti, numero 697 WTA: dopo tre mesi passati in giro per il mondo a caccia di punti nei tornei ITF, si è imposta presso il Country Club di Villanova, lo stesso circolo dove una ventina d’anni fa tirò i primi colpi Simone Bolelli. Chissà che non le porti fortuna. Anche un paio di vincitrici a sorpresa: a Pescara si è imposta la 2.6 Alessia Camplone, mentre al CT Montekatira ha vinto la 2.7 Federica Bilardo, omonima dell’ex Commissario Tecnico dell’Argentina di calcio. Uno ad uno, li vedremo tutti sui campi del Foro Italico a partire dal 6 maggio. Per loro, un “dream come true”, per dirla con Rafael Nadal. Per il pubblico, un’occasione più unica che rara per dare un’occhiata al sottobosco del nostro tennis. Per il torneo, un motivo di interesse in più. Oltre ai soliti noti, ci sarà qualcosa di diverso da vedere. E sarà bello, credeteci.



di Riccardo Bist