Daniel Panajotti - accademia tennis Verona

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Domenica 22 gennaio 2017

AUSTRALIAN OPEN NEWS - DAY 7

 

MELBOURNE – Cose dell’altro mondo. E dove se non nello Slam down under? Alla vigilia i bookmakers avevano puntato su Nole, 6 volte vincitore in Australia, come favorito a Melbourne: una sua vittoria era data a 2,37 contro il 2,62 di Andy. Una battaglia a due con tutti gli altri lontanissimi: dietro Wawrinka e Nadal quotati a 13, ancor più defilati Raonic e Federer. Tutti concordi a dire: una finale senza uno tra Djokovic e Murray sarebbe una sorpresa, una finale senza nessuno dei due sarebbe una grandissima sorpresa. Nessuno dei due è arrivato alla seconda settimana del torneo, roba da non credere. E per non farsi mancare nulla la domenica nera dei numeri uno è stata completata dall’eliminazione di Angelique Kerber per mano del ciclone Coco Vandeweghe. Che l’americana dalla potenza devastante facesse sul serio ce ne eravamo accorti già agli inizi del torneo quando aveva travolto Roberta Vinci a suon di vincenti.

PRIMA NOLE – La spallata a Djokovic l’ha data un onesto mestierante della racchetta, tal Denis Istomin, uzbeko numero 117 del mondo. Dopo cinque ore di battaglia sulla Rod Laver Arena si è regalato il suo momento di celebrità mettendo alla porta il sei volte vincitore degli Australian Open già al secondo turno. Sette anni fa, quando giocò (e perse) contro Nadal agli US Open, la sua federazione per premiarlo gli regalò un frigorifero. Chissà quale sarà l’omaggio per aver firmato una delle più grandi sorprese nella storia del tennis.

POI ANDY – Già che c’eravamo ecco lo Zverev sbagliato, Mischa, anche se è più grande del fratello Alexander, un futuro scritto da number one. Stesso teatro, la Rod Laver Arena, stesso risultato choc: Murray si è arreso addirittura in quattro set contro un avversario che sembrava tarantolato: 118 discese a rete, roba da primato del mondo. In acrobazia ha fatto dei numeri che hanno ricordato il miglior Becker. Quando nel 1991, due anni dopo la caduta del Muro di Berlino, il padre Sasha Zverev, discreto giocatore degli anni 80, top-200 e davisman con l’Unione Sovietica, si è trasferito in Germania moglie e figli si è subito capito che lo Zverev “buono” era quello nato ad Amburgo il 20 aprile 1997. Intanto, però, nei quarti di uno Slam ci arriva Mischa, di 10 anni più grande e attualmente n. 50 del ranking Atp, con il fratello minore scatenato a fare il tifo in tribuna.

CHE SUCCEDERA’ – Ora le spiegazioni di quanto sta accadendo nel primo Major dell’anno possono essere tante. Una l’ha data Andreas Seppi ed è molto interessante: “Nel circuito molti giocatori hanno capito che i vari Djokovic e Murray non sono imbattibili. Mantenere quel livello è difficile, pure loro devono avere un calo. I loro avversari adesso entrano in campo con più fiducia ed ecco che ci può scappare la sorpresa”. Inoltre siamo ad inizio stagione e la forma dei big non è ancora al top. Le condizioni climatiche possono incidere pesantemente: Melbourne è nota come la “città delle quattro stagioni”: si passa nello spazio di qualche ora da un caldo terrificante al freddo, a seconda se il vento arriva da nord (dal deserto) e da sud (dal polo). Vero che dal 2009 in finale c’erano andati sempre due dei Fab Four con l’unica eccezione del 2014, quando Wawrinka superò Nadal. Senza andare troppo lontano negli anni, è altrettanto vero che qui le sorprese non sono mancate: dal 2006 al 2008 in finale ci sono andati Baghdatis, Gonzalez e un giovane Tsonga. E prima di loro un certo Schuettler nel 2003. Cosa accadrà ora? Al di là del fatto che probabilmente è più prudente non lanciarsi in pronostici, è chiaro che il favorito sembra essere diventato Stan Wawrinka. Però il torneo con la prematura uscita di scena di Murray e Djokovic si è aperto. Federer, ad esempio, doo aver superato l’ostacolo Nishikori troverà ad attenderlo proprio Zverev con la pancia piena dopo l’incredibile vittoria sullo scozzese. Meglio lui che Murray, suvvia. E dall’altra parte Nadal, dovesse sbarazzarsi prima di Monfils e poi presumibilmente di Raonic, non incrocerebbe il serbo. Che è un bell’andare. Stesso dicasi, ovviamente per il gigante canadese. Su Melbourne spira vento di restaurazione.



da Melbourne - Angelo Mancuso