Daniel Panajotti - accademia tennis Verona

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Giovedì 26 gennaio 2017

TUTTI AI PIEDI DEL MITO

Roger Federer (foto Tonelli)

foto Tonelli

Fonte: www.federtennis.it

Per leggere l'intero articolo: http://www.federtennis.it/DettaglioNews.asp?IDNews=83446

MELBOURNE – 28 finali Slam, 6 agli Australian Open. Torna dopo 6 mesi di stop e mette in fila avversari come Berdych, Nishikori e Wawrinka, tutti top ten. Roger Federer non è solo un tennista, è il tennis. Un campione senza età o epoca, un mito dello sport. Elegante in campo, ogni suo gesto è come un verso di una poesia. In campo dipinge tennis come un pittore sulla tavolozza. Ormai gli aggettivi per celebrarne le gesta sono finiti e la standing ovation che gli hanno tributato i 15mila spettatori della Rod Laver Arena nel giorno in cui qui si festeggia l’Australia Day la dicono lunga su cosa rappresenti il fenomeno di Basilea, su quanto sia mancato negli ultimi mesi. Ora è tornato e ce lo godiamo fino in fondo. Persino l’autista della transportation nel tragitto da Melbourne Park all’albergo non ha fatto che parlare del Divino, di colui che piace a grandi e bambini, capace con i suoi tocchi di strappare sempre un nuovo ooh…

Ora al Maestro manca un ultimo passo per riscrivere la storia e ritoccare il suo primato di 17 titoli dello Slam. Domani sapremo chi sarà il suo avversario nella finale di domenica: l’eterno rivale Nadal, la sua nemesi, o Dimitrov, colui che era stato soprannominato Baby Fed ai primi passi nel circuito. Tornare a conquistate un titolo Slam dopo quattro anni e mezzo sarebbe un’impresa storica, impensabile, che supera i confini della realtà: l’ultimo squillo risale a Wimbledon 2012, quando era numero tre del mondo e aveva 30 anni e 11 mesi. I numeri gli sono contro: gli Australian Open sono il 196esimo Major da quando il tennis è diventato open, cioè aperto ai professionisti. Da allora soltanto tre sono stati vinti da un giocatore con più di 35 anni, l’età attuale di Federer. Per di più sempre dallo stesso giocatore, quel Ken Rosewall fenomeno di longevità: US Open 1970 e Australian Open 1971 e 1972. Ma quando c’è di mezzo un mito come King Roger le regole non valgono.



da Melbourne - Angelo Mancuso